STORIA E TERMINOLOGIA
Il termine pranoterapia deriva dal sanscrito "प्राण (prāṇa)", che significa "respiro vitale, energia vitale", e dal greco antico "θεραπεία (therapéia)", che significa "cura, guarigione" e quindi "terapia".
Il primo centro di pranoterapia nasce in Italia, a Torino, negli anni 1970; a partire dagli anni 1980 la parola "pranoterapia" conosce un successo dapprima presso gli stessi guaritori italiani che operano con l'imposizione delle mani e in seguito, grazie al rilievo mediatico delle pubblicità di numerosi pranoterapeuti, trasmesse dalle prime televisioni locali, la pranoterapia entra rapidamente nella cultura italiana, dapprima come fenomeno di costume (sono molti infatti coloro che si propongono come improbabili cartomanti-pranoterapeuti o astrologi-pranoterapeuti).
La pranoterapia si propone come continuazione ed evoluzione di antiche pratiche tradizionali, presenti solitamente nelle campagne italiane, usate da guaritori che operano con l'imposizione delle mani; integra la tradizione, generalmente legata alla dimensione soprannaturale e alla superstizione, tentando di dare una spiegazione scientifica o presunta tale del fenomeno, assorbendo talvolta le ipotesi del "magnetismo animale" dal mesmerismo e talvolta le ipotesi "energetiche" dalle filosofie orientali, che dalla fine del XX secolo stanno influenzando la medicina alternativa occidentale; a partire dagli anni 1990 la pranoterapia si manifesta come una realtà rilevante in Italia. Nonostante l'origine recente della parola, il fenomeno ha raggiunto una rilevanza tale che in italiano si usa chiamare col nome "pranoterapia" anche tutte quelle pratiche che presumono la guarigione tramite il semplice contatto delle mani di una persona, ritenuta dotata di qualche potere taumaturgico, con la parte malata.
Dalla metà degli anni 2000 si sta cercando di regolamentarne la professione;
Secondo la delibera del Consiglio regionale toscano n.1 del 28 gennaio 2009, il professionista di prano-pratica può operare secondo le seguenti competenze:
« Con una approfondita conoscenza delle funzionalità bio-elettromagnetiche dell'organismo, delle leggi dell'omeostasi bioenergetica e dell'interazione di campo tra esseri umani come viene inteso dalle grandi filosofie orientali, opera attraverso l'apposizione delle mani sia a piccola distanza che a contatto superficiale su specifiche zone del corpo con tecniche codificate, per stimolare i processi vitali della persona al fine di mantenere e rafforzare lo stato di benessere; inoltre educa a comportamenti che contribuiscono al benessere della persona attraverso il suo riequilibrio bioenergetico. »
(Consiglio regionale toscano)
Il presupposto fondamentale nell'evoluzione di questa definizione è che l'operatore non interviene per ripristinare uno stato di benessere partendo da uno stato di malessere (ossia non cura e non può curare nel senso medico del termine), bensì interviene per mantenere e rafforzare uno stato di benessere già esistente; in questo senso la prano-pratica è considerata, insieme con altre discipline definite "bionaturali", una medicina complementare dalla regione Toscana.[5]
Esistono diversi tipi di approccio al trattamento da parte degli operatori.
Trattamento di base [modifica]
Nel trattamento di base si fa stendere la persona da trattare su un lettino, con gli occhi chiusi, in posizione prona o supina, in un ambiente che favorisca il rilassamento, per esempio una stanza con luce bassa e un sottofondo musicale adeguato; se la persona non è in grado di rilassarsi da sola (può capitare le prime volte), l'operatore la aiuta guidandola con alcuni esercizi. Quando il rilassamento è raggiunto, l'operatore entra in contatto con la persona tramite l'interazione tra i supposti "campi energetici" individuali; dopo aver analizzato lo stato di equilibrio e squilibrio energetico, l'operatore impone le proprie mani a contatto o a poca distanza dai punti dolenti. In seguito, l'operatore può trattare anche altri punti che ritiene opportuno trattare, sempre per favorire questo supposto equilibrio energetico. Infine guida la persona ad uscire dal rilassamento e a tornare in uno stato di piena coscienza. Generalmente una singola applicazione dura tra i quindici e i quaranta minuti; un trattamento completo si compone di uno o più cicli di singole applicazioni.
Trattamento tradizionale [modifica]
Nel trattamento tradizionale il pranoterapeuta semplicemente avvicina o appoggia le proprie mani al corpo della persona da trattare, senza che alla persona sia richiesta una particolare preparazione. In tale tipo di trattamento non è molto rilevante che il pranoterapeuta sappia con precisione di cosa soffre il malato, ma è rilevante solo il trasferimento del prana, in quanto sarebbe il corpo del paziente a sfruttarlo al meglio grazie alla sua capacità omeostatica, intesa come la capacità innata di un organismo di equilibrare il prana al suo interno. Il trattamento tradizionale oggi si ritiene superato in quanto i risultati sono più lenti da raggiungere; si utilizza generalmente con persone poco propense ad aprirsi con l'operatore o in situazioni nelle quali non sia possibile eseguire un trattamento più mirato.
Trattamenti integrati [modifica]
I pranoterapeuti, a partire soprattutto dagli anni a cavallo del 2000, affiancano sempre più nella propria pratica le conoscenze delle filosofie spirituali; alcuni integrano la loro pratica con altre tecniche energetiche come il reiki o la cromoterapia (uso dei colori), oppure con massaggi come la riflessologia, oppure con altre medicine alternative come i fiori di Bach o l'aromaterapia. Altri possono individuare i presunti squilibri bioenergetici utilizzando l'analisi dell'aura o l'iridologia.[senza fonte] Lo scopo di queste filosofie e tecniche è anche quello di riequilibrare la cosiddetta bioenergia, per questo motivo si integrano in modo naturale con la pranoterapia.
Il primo centro di pranoterapia nasce in Italia, a Torino, negli anni 1970; a partire dagli anni 1980 la parola "pranoterapia" conosce un successo dapprima presso gli stessi guaritori italiani che operano con l'imposizione delle mani e in seguito, grazie al rilievo mediatico delle pubblicità di numerosi pranoterapeuti, trasmesse dalle prime televisioni locali, la pranoterapia entra rapidamente nella cultura italiana, dapprima come fenomeno di costume (sono molti infatti coloro che si propongono come improbabili cartomanti-pranoterapeuti o astrologi-pranoterapeuti).
La pranoterapia si propone come continuazione ed evoluzione di antiche pratiche tradizionali, presenti solitamente nelle campagne italiane, usate da guaritori che operano con l'imposizione delle mani; integra la tradizione, generalmente legata alla dimensione soprannaturale e alla superstizione, tentando di dare una spiegazione scientifica o presunta tale del fenomeno, assorbendo talvolta le ipotesi del "magnetismo animale" dal mesmerismo e talvolta le ipotesi "energetiche" dalle filosofie orientali, che dalla fine del XX secolo stanno influenzando la medicina alternativa occidentale; a partire dagli anni 1990 la pranoterapia si manifesta come una realtà rilevante in Italia. Nonostante l'origine recente della parola, il fenomeno ha raggiunto una rilevanza tale che in italiano si usa chiamare col nome "pranoterapia" anche tutte quelle pratiche che presumono la guarigione tramite il semplice contatto delle mani di una persona, ritenuta dotata di qualche potere taumaturgico, con la parte malata.
Dalla metà degli anni 2000 si sta cercando di regolamentarne la professione;
Secondo la delibera del Consiglio regionale toscano n.1 del 28 gennaio 2009, il professionista di prano-pratica può operare secondo le seguenti competenze:
« Con una approfondita conoscenza delle funzionalità bio-elettromagnetiche dell'organismo, delle leggi dell'omeostasi bioenergetica e dell'interazione di campo tra esseri umani come viene inteso dalle grandi filosofie orientali, opera attraverso l'apposizione delle mani sia a piccola distanza che a contatto superficiale su specifiche zone del corpo con tecniche codificate, per stimolare i processi vitali della persona al fine di mantenere e rafforzare lo stato di benessere; inoltre educa a comportamenti che contribuiscono al benessere della persona attraverso il suo riequilibrio bioenergetico. »
(Consiglio regionale toscano)
Il presupposto fondamentale nell'evoluzione di questa definizione è che l'operatore non interviene per ripristinare uno stato di benessere partendo da uno stato di malessere (ossia non cura e non può curare nel senso medico del termine), bensì interviene per mantenere e rafforzare uno stato di benessere già esistente; in questo senso la prano-pratica è considerata, insieme con altre discipline definite "bionaturali", una medicina complementare dalla regione Toscana.[5]
Esistono diversi tipi di approccio al trattamento da parte degli operatori.
Trattamento di base [modifica]
Nel trattamento di base si fa stendere la persona da trattare su un lettino, con gli occhi chiusi, in posizione prona o supina, in un ambiente che favorisca il rilassamento, per esempio una stanza con luce bassa e un sottofondo musicale adeguato; se la persona non è in grado di rilassarsi da sola (può capitare le prime volte), l'operatore la aiuta guidandola con alcuni esercizi. Quando il rilassamento è raggiunto, l'operatore entra in contatto con la persona tramite l'interazione tra i supposti "campi energetici" individuali; dopo aver analizzato lo stato di equilibrio e squilibrio energetico, l'operatore impone le proprie mani a contatto o a poca distanza dai punti dolenti. In seguito, l'operatore può trattare anche altri punti che ritiene opportuno trattare, sempre per favorire questo supposto equilibrio energetico. Infine guida la persona ad uscire dal rilassamento e a tornare in uno stato di piena coscienza. Generalmente una singola applicazione dura tra i quindici e i quaranta minuti; un trattamento completo si compone di uno o più cicli di singole applicazioni.
Trattamento tradizionale [modifica]
Nel trattamento tradizionale il pranoterapeuta semplicemente avvicina o appoggia le proprie mani al corpo della persona da trattare, senza che alla persona sia richiesta una particolare preparazione. In tale tipo di trattamento non è molto rilevante che il pranoterapeuta sappia con precisione di cosa soffre il malato, ma è rilevante solo il trasferimento del prana, in quanto sarebbe il corpo del paziente a sfruttarlo al meglio grazie alla sua capacità omeostatica, intesa come la capacità innata di un organismo di equilibrare il prana al suo interno. Il trattamento tradizionale oggi si ritiene superato in quanto i risultati sono più lenti da raggiungere; si utilizza generalmente con persone poco propense ad aprirsi con l'operatore o in situazioni nelle quali non sia possibile eseguire un trattamento più mirato.
Trattamenti integrati [modifica]
I pranoterapeuti, a partire soprattutto dagli anni a cavallo del 2000, affiancano sempre più nella propria pratica le conoscenze delle filosofie spirituali; alcuni integrano la loro pratica con altre tecniche energetiche come il reiki o la cromoterapia (uso dei colori), oppure con massaggi come la riflessologia, oppure con altre medicine alternative come i fiori di Bach o l'aromaterapia. Altri possono individuare i presunti squilibri bioenergetici utilizzando l'analisi dell'aura o l'iridologia.[senza fonte] Lo scopo di queste filosofie e tecniche è anche quello di riequilibrare la cosiddetta bioenergia, per questo motivo si integrano in modo naturale con la pranoterapia.

